Abbiamo già discusso della nascita e diffusione delle fake news, di come arrivano giornalmente sulle nostre bacheche e condivise dai nostri contatti: alcune volte si tratta di semplici trascrizioni otraduzioni errate da parte di un giornalista, che provocano un tam-tam mediatico tale da diventare essa stessa una notizia; altre volte si parla di fake news nate dal semplice ‘sentito dire’;  altre infine vengono create ad hoc per confondere.

Qualsiasi sia l’origine,  hanno un punto in comune: si diffondono a macchia d’olio con una grande rapidità dovuta non solo ad internet stesso, ma per il numero di condivisioni o repost. 

Ma quale è la vittima più comune? In altre parole, chi cade più facilmente nella rete delle notizie false? 

La risposta non è cosí scontata come si potrebbe pensare. 

Uno studio della Yale University su coloro che sono più soggetti a credere ad una fake news ha evidenziato che, a differenza di quanto si potrebbe pensare,  un alto livello di istruzione non corrisponde ad una garanzia di saper discernere il vero dal falso, anche nel campo di competenza. Sono infatti le persone con un’alta capacità di ragionamento critico,  piuttosto di coloro con alti risultati accademici,  ad avere i migliori risultati nell’individuare le notizie false: in altre parole sono i lazy thinkers, ovvero coloro che usano meno processi cognitivi durante la lettura di una notizia,  ad essere meno suscettibili a riconoscere una fake news quando se la trovano di fronte. 

Ma come è possibile che un laureato possa potenzialmente cadere nella trappola come un diplomato? Una spiegazione di questo va individuata nella fiducia eccessiva nelle fonti da cui si apprende la notizia. In un episodio speciale di APA,  nel 2019, è emerso uno spunto interessante: siamo meno attenti nel verificare la veridicità dell’informazione se a fornircela è un’autorità; è come se la nostra mente associasse la verità ad una figura della quale ci fidiamo, sia questa un esperto nel nostro campo di studi, un giornalista famoso oanche un semplice VIP; la figura autorevole funge quindi da garanteper la notizia,  nella nostra mente, e una persona con un’istruzione medio-alta ha sicuramente un bacino più ampio di figure autorevoli o blog specialistici dai quali attingere. 

Un’altra ragione che ci porta ad essere involontari diffusori di una fake news indipendentemente dal nostro livello d’istruzione è nuovamente legato ad una lettura od un ascolto poco attento. Alcuni articoli,  monologhi o video informativi possono essere stati confezionati in maniera tale da essere volutamente satirici, provocatori o paradossali. Questo viene fatto soprattutto per portare l’attenzione su un argomento che è di forte interesse per il divulgatore in questione, cosí da sollevare un polverone mediatico intorno alla sopracitata questione. 

Ad un ascoltatore distratto, la satira o l’esagerazione (specie se sapientemente dosata dall’autore originale del video o articolo in questione) possono sfuggire completamente alla vista,  spingendolo a credere a quanto viene riportato in un articolo scritto volutamente per attirare l’attenzione. 

La terza ragione,  infine, é legata all’uso dei cookies e delle preferenze che vengono registrate dai nostri social media. 

Come ben sappiamo, tutti i social tengono in qualche modo traccia delle nostre preferenze,  in maniera tale da suggerirci links e più in generale pagine che potrebbero interessarci – questo sempre nell’ottica di fornire all’utente un’esperienza sul social il più in linea possibile alle sue esigenze e convizioni. Questo, chiaramente,  vale anche per le notizie: molto spesso ci vengono presentate quelle che sono già in linea con il nostro pensiero,  o avvalorano una nostra convizione o sono legate ai nostri interessi. Il fenomeno è molto sime a quello di ascoltare una sola campana a proposito di una discussione: sappiamo tutti che nella maggior parte dei casi la veritâ sta nel mezzo dei due racconti, ma che soprattutto se avessimo ascoltato solo una campana avremmo completamente perso un’altra versione della stessa storia. 

I cookie e le preferenze registrate dai social media funzionano allo stesso modo e,  se questo puó essere interessante nel caso in cui la notizia in questione sia vera, porta a radicare ancora più profondamente le convinzioni di chi ha creduto ad una qualsiasi fake news.  


Speriamo che anche questa lettura sia stata interessante e vi abbia fornito spunti di riflessione!

Nella terza ed ultima parte di questa mini serie affronteremo l’ultimo aspetto della nostra epopea sulle FakeNews: come vengono confezionate ad hoc da dare in pasto al pubblico.

A cura di SOCIAL APPLE

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